Le forme dell'inconscio

Nattero con una sua opera


Gianni Nattero,come definirebbe la sua arte?

 La mia arte vuole essere la libera espressione delle immagini o concetti che si sono accumulati nella memoria o nell’inconscio tramite l’esperienza.

 Come nasce l'idea?

 Le mie opere possono realizzarsi sia in maniera pensata, riflessa, partendo da un progetto o da un concetto base che voglio cercare di rendere, sia in maniera spontanea e improvvisata lasciando che la mano con la matita o il pennello tracci forme in libertà senza alcuna premeditazione, anzi attendendo con curiosità di scoprire il risultato dell’azione. Le opere che ne risultano sono per lo più caratterizzate da un’estrema molteplicità e varietà di forme e colori che cercano di rendere lo slancio vitale creativo della natura o ancor più in generale della nostra realtà.
 La sua è una ricerca molto personale.  Ce la vuole spiegare?

Le forme sono attinte dal mondo minerale, vegetale, animale (cristalli, crepe, corrosioni, foglie, viticci, liane, artigli, zanne, becchi, chele, aculei, ali, membrane, …), ma anche geometrico, soprattutto per quello che riguarda le linee curve (cerchi, ellissi, parabole, spirali). I colori, stesi con margini netti e in estensioni omogenee, senza sfumature, pur nella prevalenza di quelli primari e secondari, sono applicati cercando di curare particolarmente il gioco delle gradazioni, dei contrasti e degli accostamenti Il mondo che ne risulta è un mondo alternativo, parallelo, ma ipoteticamente reale, come caratterizzato da valori di Planck suoi propri che ne determinano le specifiche proprietà e concretizzazioni.

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