IL SOGNO DI CECILIA

Chi è Cecilia Repetto?

Sono nata a Milano nel 1995 e ho sempre amato disegnare. Quando avevo 6 anni la mia famiglia ha deciso di trasferirsi ad Albissola, paese natale di mio papà, dove ho continuato gli studi e ho scoperto la bellezza del mare e delle colline. Ho due fratelli e una sorella più piccoli di me, forse soprattutto per questo motivo ho deciso di laurearmi in scienze della formazione primaria e diventare maestra. Adesso insegno in una scuola di Savona, ma continuo a portare avanti la mia passione per il disegno, che mi torna spesso utile nel lavoro.

Da dove nasce il progetto chickpeas illustration?

Nel 2017 ho aperto una pagina di Facebook dedicata alla pubblicazione dei miei disegni, che non avevo mai condiviso prima con nessuno, al di fuori di famiglia e amici stretti. Ho scelto il nome “chickpeas illustration” perché mi piaceva molto il suono della parola chickpeas, che significa “ceci” in inglese ed è anche il mio soprannome. Nonostante io abbia sempre disegnato, ho iniziato a ricercare uno stile personale e a essere più produttiva quando mi sono resa conto che il disegno è per me un mezzo di comunicazione fondamentale. Infatti, essendo stata una bambina e un’adolescente molto timida, ho spesso fatto fatica a esprimere in modo chiaro le mie sensazioni. Un giorno, una persona a me vicina si è accorta di questo mio timore e della fatica che facevo a incanalare la mia creatività verso una direzione, dovuta alla paura di non essere abbastanza brava (non mi sono mai formata attraverso scuole d’arte o corsi). Così mi ha chiesto: “Qual è una cosa che avresti sempre voluto fare e che non hai mai fatto?”.
“Scrivere e illustrare un libro per bambini”, ho risposto, quasi senza pensarci.
“Benissimo, fallo e poi me lo fai vedere”. E così ho scritto e illustrato il racconto “Top Secret”.

Come nasce un’idea per un tuo disegno?

La maggior parte delle volte le mie idee nascono da sensazioni che provo e che ho il bisogno immediato di esprimere. Così prendo la matita, la mia carta da acquarello e inizio a disegnare, quasi di getto. Altre volte invece mi appoggio ai testi degli altri per esprimere qualcosa che condivido con loro e che non riesco a spiegare con le parole in modo altrettanto efficace. Ho illustrato poesie di amiche e di recente ho concluso un progetto bellissimo con delle compagne di università. Ho inoltre realizzato una serie di disegni sulla poesia “Io sono verticale” di Sylvia Plath e ne ho iniziati altri per un testo di Paul Éluard, un po’ più allegro. Un’altra passione che ho scoperto di recente sono gli haiku, brevi componimenti giapponesi che mi piace interpretare attraverso i miei disegni.

A quali artisti ti ispiri?

Purtroppo, non avendo mai frequentato una scuola di arte, non ho una conoscenza molto ampia di questo mondo, ma cerco di tenermi aggiornata, anche grazie a una cugina che studia Beni Culturali e mi porta in giro per mostre e città. Con lei ho potuto approfondire alcuni artisti, tra cui Basquiat, uno dei miei preferiti per la sua capacità di raccontare storie e denunciare realtà con tratti quasi impulsivi, dai quali emergono molto chiaramente le sue emozioni.  Mi piacciono molto anche i quadri di Chagall, per la loro atmosfera allegra e sognante, e le stampe giapponesi, che trovo di una modernità incredibile. Tra i miei punti di riferimento ci sono poi anche molti illustratori per l’infanzia contemporanei, come Beatrice Alemagna, Anna Llenas, Kanae Sato e Gek Tessaro.

Che progetti hai per il futuro?

Per il momento, spero di riuscire a pubblicare il progetto che ho realizzato con le mie compagne di università. Non credo che mi piacerebbe diventare un’illustratrice a tempo pieno: sono contenta di fare la maestra, un lavoro che mi appassiona e al quale dedico già molte energie, anche dal punto di vista creativo. Spero, un giorno, di riuscire a fare un libro tutto mio, con le mie parole e i miei disegni. Ho in mente alcune storie che vorrei raccontare, ma devo ancora trovare la metafora giusta.

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